Tra i ghiacci dell’Antartico

È già stata testata due volte. La prima nel febbraio 2009 nel mar Nero dalla nave di ricerca Alliance della Nato. La seconda nel Mar Ligure centrale dalla nave Tavolara della Marina militare italiana.
La boa strumentata Resinex modello RS6 destinata agli esperimenti scientifici da effettuare nelle gelide acque dell’oceano Antartico si appresta a partire per la sua destinazione finale, nel continente ghiacciato
a Sud del mondo.
Lo farà nell’ambito del Programma nazionale di ricerche in Antartide, il progetto italiano che studia fenomeni planetari.
Otranto, monitoraggio nel canale
L’Istituto nazionale di Oceanografia e di geofisica sperimentale (Ogs) di Trieste ha installato una boa strumentata di monitoraggio nel canale d’Otranto nell’ambito di un progetto europeo.
Si tratta di un sistema galleggiante collocato su un fondale di circa 1.200 metri di profondità e dotato di strumenti e sensori per effettuare rilievi dei venti e delle acque.
Per questo progetto è stata utilizzata una boa Resinex modello Pem 18 con un galleggiante di 1,8X1,2 metri con fanale di segnalazione. L’alimentazione è garantita da pannelli solari.
Un sistema anti-tsunami nel Mar Cinese meridionale

Utilizzano galleggianti Resinex i due sistemi di allerta precoce anti tsunami consegnati alla State oceanographic administration della Repubblica popolare Cinese, che verranno collocati nelle acque del mar Cinese meridionale.
Si tratta della componente marina del sistema, formata da due tsunamimetri Envirtech di classe Poseidon, posizionati a una profondità di circa 4.000 metri, e sostenuti a due boe oceaniche Resinex progettate per resistere al mare forza 12 e da due linee di ormeggio formate da galleggianti Resinex studiati per profondità di 4 mila metri.
Il sistema dovrà restare in mare per due anni consecutivi senza manutenzione in una zona continuamente colpita da tifoni tropicali.
Le boe, estremamente stabili, dovranno sopportare venti a più di 120 km orari e onde di altezza superiore ai 12 metri, condizioni ormai frequentissime nel mar Cinese meridionale.
Il sistema è costituito da due stazioni di rilevazione dislocate a profondità potenzialmente comprese tra i 500 ed i 7.000 metri che, trasmettendo i parametri di pressione acquisiti sul fondo alle boe relay in superficie, lanciano via satellite a un centro di controllo situato a Pechino l’allarme per uno tsunami generato al largo delle coste cinesi meridionali.

Nemo, il telescopio che scruta le stelle dagli abissi

Scenderà fino a oltre 3 mila metri sotto il livello del mare, anche se è progettato per sostenere la pressione fino a 400 bar. È l’impianto sperimentale del progetto Nemo (Neutrino Mediterranean Observatory), che l’Istituto nazionale di Fisica Nucleare (Infn) ha in corso nel mar Mediterraneo per realizzare un telescopio di nuova concezione, battezzato “kilometro cubo”.
I galleggianti che lo sostengono sono prodotti Resinex, proprio come quelli utilizzati nel 2005 durante la prima fase sperimentale. Alla luce dell’esperienza i nuovi galleggianti sono stati resi più sottili, ottenendo
una maggiore modulabilità. Appositamente studiati per le alte profondità, sono stati posizionati sulle basi delle minitorri che fanno da supporto all’impianto e che attualmente sono in fase di test.
Il progetto Nemo prevede la costruzione di una grande antenna sottomarina studiata per rivelare neutrini astrofisici di altissima energia. Individuare la presenza de neutrini potrebbe estendere le conoscenze dell’astronomia attuale, che invece è basata sulla rivelazione di fotoni, cioè di luce e radiazione elettromagnetica.
Nemo rappresenterà infatti anche la più grande stazione di monitoraggio (oceanografico, geofisico, chimico ed acustico) dell’ambiente marino, nonché un polo di sviluppo di tecnologie per l’esplorazione degli abissi.
La localizzazione definitiva sarà probabilmente di fronte a Capo Passero, il che permetterà di collocare il telescopio a circa 3.500 metri di profondità, 100 chilometri al largo della Sicilia.
Sotto questo spesso schermo d’acqua, il telescopio si troverà in condizioni ottimali di buio rispetto alla radiazione cosmica di bassa energia che, a bassa profondità, lo accecherebbe e non permetterebbe l’osservazione dei neutrini. Avrà un’estensione di due km quadrati e sarà formato da 81 torri di 750 metri d’altezza nonché dotato di circa 5.000 sensori di luce.
Vulcanologia a 6.000 metri
L’istituto nazionale di geofisica e vulcanologia di Roma, che svolge un prezioso lavoro di ricerca sismologica e vulcanologica, si dedica anche allo studio sottomarino dei fenomeni tellurici.
Gestisce tra l’altro la rete sismica a larga banda mediterranea Med-Net che effettua monitoraggio continuo alle profondità del mare e arriva fino a 6 mila metri.
Anche Ingv per galleggianti di alta profondità sicuri e affidabili si rivolge alla tecnologia Resinex, che è ormai in grado di produrre moduli che possono sopportare pressioni fino a 1.100 bar.
Anche Micoperi sceglie Resinex

Sono 44 le boe modello Resinex Pem 10 consegnate a cavallo tra il 2008 e il 2009 a Micoperi, società internazionale di impiantistica marina con sede centrale a Ravenna. Si tratta di galleggianti in polietilene lineare stampati con il sistema rotazionale e riempiti con poliuretano espanso.
Alle due estremità della parte metallica che li attraversa sono sistemati tre occhioni. Ogni boa pesa 285 chili, è lunga 2,4 metri e larga 1. Genera 1.000 chili di spinta netta ed è in grado di lavorare a 100 metri di profondità.
Saipem, la carica dei 600

Il progetto è di dimensioni colossali e a lungo termine. Lo stanno realizzando, per conto di Aramco, Snamprogetti Saudi Arabia e il consorzio Star (Saipem, Taqa, Al-Rushaid). Prevede la costruzione e l’installazione di 27 piattaforme offshore per l’estrazione petrolifera e di gas in mare, compresa la posa di condotte e di cavi.
Si tratta della prima operazione di questo genere e di questa portata messa a punto sulle coste dell’Arabia Saudita. L’accordo ha una durata iniziale di sette anni con opzioni per il rinnovo. I lavori fanno capo a un cantiere da 300 mila metri quadrati situato presso il porto Re Abdulaziz a Dammam con accesso in acque profonde. Ha circa 900 dipendenti e una capacità produttiva iniziale di 14 mila tonnellate anno di acciaio. Qui ha già preso il via la costruzione delle piattaforme, che verranno messe in mare nei prossimi anni. Nei primi quattro anni è prevista la messa in opera di almeno 14 piattaforme e di 80 chilometri di pipeline con i relativi cavi.
Un progetto di questa portata e un investimento così importante richiedono naturalmente la massima qualità anche in tutti i componenti collaterali. Poiché si avvicina il momento della posa in opera, era inevitabile che, per la parte galleggiante, i progettisti si rivolgessero a Resinex.
Per fare da supporto alle operazioni di trasporto, smistamento e posizionamento delle piattaforme, all’Arabia Saudita è quindi arrivato l’ordine per 600 boe Resinex di supporto del modello E8/1050, con 500 chilogrammi di spinta netta.
Per lo stesso progetto sono state ordinate altre 39 damage prevention buoys in elastomero tipo 4500 L con una spinta netta di 4,5 tonnellate.
A tutti i galleggianti forniti è stato applicato un rivelatore a radio frequenza, una sorta di carta d’identità elettronica per conoscere a distanza le caratteristiche della boa.

Pali fissi per il porto di Rodi Garganico
Anche il nuovo porto turistico di Rodi Garganico,sulla costa adriatica della Puglia in provincia di Foggia, è segnalato da un impianto Resinex. All’impresa Cidonio, che ha costruito l’infrastruttura, la nostra società ha infatti fornito un palo fisso e due torrette a candelabro interamente fabbricate in acciaio inox.
Questa ultime, una rossa e una verde, sono poste all’ingresso della rada, hanno un piano focale di 6,5 metri e una luce a Led della portata di 6 miglia nautiche. Un palo fisso luminoso di colore giallo segnala invece il pontile traghetti.